Sondaggio UE: i cittadini chiedono un bilancio più ampio per combattere la pandemia

Carlo Felice Corsetti -

Il Parlamento europeo, dall’inizio della crisi, ha commissionato ben tre indagini volte a conoscere il pensiero dell’opinione pubblica europea sull’evoluzione dell’emergenza da Covid 19. Nell’ultimo, realizzato all’inizio del mese di ottobre, la maggioranza degli intervistati continua a ritenere che sia necessario un bilancio UE più ampio per superare la crisi. L’aspettativa è condivisa dal 54% degli intervistati nell’UE, che diventano il 64% in Italia. Per i cittadini l’UE ha un ruolo importante nella soluzione della crisi. Con riferimento alle priorità di destinazione delle spese il 54% sceglie la salute pubblica (55% per l’Italia), il 42% la ripresa economica e le imprese, il 37% la protezione dell’ambiente ed il cambiamento climatico, il 35% l’occupazione e gli affari sociali.

La priorità di spesa principale per 18 Paesi è la salute pubblica; per Lettonia, Estonia e Repubblica Ceca la ripresa economica; per Austria, Danimarca e Germania la lotta contro il cambiamento climatico; per Croazia, Finlandia e Slovacchia l’occupazione e gli affari sociali. Per il 77% degli intervistati ( in Italia l’81%) la concessione di fondi europei dovrebbe essere condizionata al rispetto dei principi democratici e dello stato di diritto. Pensiero condiviso dal 70% dei partecipanti al sondaggio in 26 Paesi dell’Unione. Il timore di conseguenze dirette dell’emergenza Covid 19 sulla propria condizione economica riguarda gran parte dei cittadini dell’Unione. L’impatto sul reddito già verificatosi riguarda il 39% del campione (il 46% in Italia), quello atteso nel prossimo futuro riguarda il 27% (il 30% in Italia). Un altro 27% si considera invece al sicuro per il suo reddito. Sono 20 i Paesi in cui la maggior parte degli intervistati è stata già colpita nella situazione economica. Da qui la rilevanza e l’urgenza della definizione del Quadro Finanziario Pluriennale – QFP. Il 66% del campione vuole ampliare le competenze dell’UE per gestire adeguatamente le emergenze di tipo pandemico, pensiero non condiviso solo dal 25%. Dato in linea con i due precedenti sondaggi del Parlamento europeo di aprile e giugno del corrente anno. In Italia i favorevoli all’ampliamento delle competenze UE sono stati il 78% sia a ottobre che a giugno. Nel prossimo mese di novembre sarà pubblicato il rapporto completo con tutti i dati.

Il sondaggio è stato realizzato da Kantar tra il 25 settembre e il 7 ottobre 2020, con 24.812 intervistati in tutti i 27 Stati membri dell’UE di età compresa tra i 16 e i 64 anni (16-54 in Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Grecia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia). Quote su genere, età e regione garantiscono la rappresentatività a livello nazionale. I risultati sono ponderati con le dimensioni della popolazione dei vari paesi. --- Parlamento Europeo: l’educazione digitale deve essere una realtà per tutti La pandemia da Covid 19 ha messo in luce e aggravato il divario digitale nell’UE, responsabile di inaccettabili disuguaglianze nell’accesso all’istruzione. Il PE ha approvato una risoluzione per colmare il divario digitale, con 593 voti favorevoli, 58 contrari e 36 astensioni, condannando le “gravi discrepanze” nell’accesso all’istruzione durante il lockdown. In alcuni Paesi il 32% degli alunni non ha potuto seguire i programmi di istruzione per vari mesi. Il deficit di istruzione potrebbe avere spiacevoli riflessi economici sulla generazione colpita e più in generale sulla futura competitività dell’Unione. Occorre pertanto procedere senza ritardo per colmare il divario ed aumentare la connettività, con particolare attenzione alle zone rurali. Victor Negrescu (S&D, RO), intervenuta al dibattito per conto della commissione per la cultura e l’istruzione prima della votazione in plenaria, ha detto: “Molti Paesi sono ancora impreparati alla seconda ondata che sta colpendo l’Europa.

Si dovrebbe fare di più per garantire a tutti l’accesso a un’istruzione e a una formazione di qualità, e per questo dobbiamo investire nell’istruzione. Ci rammarichiamo profondamente che il Consiglio proponga tagli ai programmi che sostengono l’istruzione e la formazione. Ribadiamo la richiesta di triplicare il bilancio del programma Erasmus+. Incoraggiamo gli Stati membri ad aumentare significativamente la spesa pubblica per l’istruzione. La Commissione deve dare priorità agli investimenti nell’istruzione nel piano di ripresa”.

La relatrice Sabine Verheyen (PPE, DE), dopo il voto, ha dichiarato: “Accogliamo con favore il pacchetto di misure sull’istruzione presentato dalla Commissione alla fine di settembre; tuttavia, si tratta solo del primo passo. È giunto il momento che la visione di uno spazio europeo dell’istruzione e di un rinnovato piano d’azione per l’istruzione digitale sia sostenuta da misure concrete e da fondi adeguati”. E’ stata rilevata anche la necessità di investire nell’aggiornamento e nello sviluppo professionale per gli insegnanti e i formatori e di prepararsi ad una seconda ondata. Per il PE la Commissione e gli Stati membri debbono coordinarsi per la riduzione dei pericoli sanitari. La Commissione potrebbe mettere a disposizione idonea piattaforma per la condivisione delle buone pratiche.

Nella fase critica dell’emergenza Covid 19, secondo l’Unesco, il 10% degli alunni delle scuole non ha avuto accesso all’istruzione digitale. In molti paesi poveri l’apprendimento a distanza è mancato totalmente. --- Parlamento Europeo: sostenere le aspirazioni democratiche del popolo bielorusso Una serie di raccomandazioni sulla revisione delle relazioni con la Bielorussia sono state approvate dal PE con 602 voti favorevoli, 44 contrari e 44 astensioni.

I negoziati sul partenariato con la Bielorussia debbono essere sospesi fino all’avvio di nuove elezioni libere. Il relatore Petras Auštrevičius (Renew, LT), dopo il voto, ha dichiarato: “La Bielorussia è nelle nostre immediate vicinanze; il suo popolo condivide i nostri valori europei e aspira alle stesse libertà e agli stessi diritti dei cittadini UE. Vogliono essere i responsabili delle decisioni nel loro paese. L’Unione europea non può essere un osservatore passivo. Devono essere adottate misure attive per prevenire interventi russi, ibridi o diretti, in Bielorussia. Esorto la Presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione europea a guidare gli sforzi diplomatici per evitare qualsiasi interferenza e a sostenere le aspirazioni democratiche del popolo bielorusso.”

Nel testo si richiamano molti aspetti della risoluzione adottata lo scorso 17 settembre sulle elezioni presidenziali del 9 agosto, contestate con una rivolta popolare, con l’aggiunta di:
- sostegno alla decisione dell’UE e dei suoi Stati membri di non riconoscere l’esito delle elezioni comunicato dalla Commissione elettorale;
- non riconoscimento di Aliaksandr Lukashenka quale presidente alla data del 5 novembre 2020, scadenza del mandato attuale;
- sostegno chiaro al popolo bielorusso nelle sue richieste di nuove elezioni con supervisione internazionale;
- constatazione che sondaggi indipendenti attribuiscono a Sviatlana Tsikhanouskaya più della metà dei voti alle elezioni e che per il popolo bielorusso è il legittimo presidente;
- riconoscimento del ruolo di rappresentante del popolo al Consiglio di coordinamento (CC), voluto da Sviatlana Tsikhanouskaya per chiedere democrazia e libertà;
- richiesta di blocco della repressione violenta contro manifestazioni pacifiche, con rilascio incondizionato di tutte le persone fermate;
- invito all’Unione Europea a rendere esecutive le sanzioni di congelamento dei beni e di divieto di ingresso in UE, già decise dal Consiglio europeo con i ministri degli affari esteri dei Paesi dell’Unione nei confronti di alcuni personaggi, includendo nel gruppo anche Aliaksandr Lukashenka;
- sostegno all’iniziativa di favorire un dialogo politico nel Paese, con l’istituzione in Bielorussia di una missione di alto livello, formata da ex capi di Stato o di governo;
- sospensione dei negoziati sulle priorità del partenariato UE
- Bielorussia fino allo svolgimento di libere elezioni presidenziali.