Premio Dani

-

Perchè un Premio di Laurea Fabio Dani

Fabio Dani, improvvisamente scomparso il 15 dicembre dello scorso anno, fu un socio attivo per molti anni del Club Relazioni Esterne, ma fu soprattutto, per i membri del Club, un collega e un amico di enorme spessore umano, di grande rigore etico, di profonda preparazione intellettuale. Non metteva in imbarazzo, Fabio, e non aveva sussiego, ma, quando parlava, con bonomia e auto-ironia, lo stavi ad ascoltare volentieri, perché parlava di cose che sapeva e le diceva bene.

A Fabio, come testimonia la sua biografia, piaceva parlare e comunicare, spiegare e raccontare all’interlocutore professionale, che spesso era un giornalista, ma anche all’amico. Grande professionista, intellettualmente onesto, non anteponeva mai le sue idee, pure forti e convinte, al rigore dei fatti e all’oggettività dei dati. Per i giornalisti, era una fonte da coltivare e rispettare e in cui riporre fiducia, perché mai ti avrebbe indotto a scrivere una cosa non vera e sempre avrebbe ricambiato, con la sua disponibilità e correttezza, la tua correttezza.

Protagonista in vari ruoli d’un brillante percorso professionale fino ai vertici di Finmeccanica USA, per lunghi periodi con missioni internazionali, Fabio Dani, che fu comunicatore all’inizio della sua carriera e che non ha mai smesso di esserlo, incarnava i valori del CRE, che nasce per promuovere e sostenere i valori etici della comunicazione nel rispetto dei diritti inviolabili della persona umana e della correttezza dell’informazione.

Per gli studenti, cui negli ultimi anni aveva trasferito la sua esperienza, era un mentore che lasciava dentro il segno della competenza e dell’umanità, senza presupponenza né distacco. Per noi del CRE, era il collega, ma soprattutto l’amico, cui, con questo premio, desideriamo testimoniare il nostro ricordo e il nostro affetto.

La Vita

Fabio Dani nacque a Castiglione del Lago in provincia di Perugia nel 1942. Figlio di un ufficiale dell’aeronautica e di una professoressa di francese, entrambi toscani, visse sin da piccolo a Roma dove suo padre si trasferì per lavoro. Rimase sempre molto legato a Firenze ed alla campagna toscana dove trascorreva le sue estati da ragazzino. Suo padre gli passò la passione per Dante che recitava a memoria e per la filosofia di cui era un avido lettore, passione quest’ultima nutrita anche dalle lunghe chiacchierate con Mario Corsi, docente di filosofia alla Normale di Pisa e suo cugino. All’età di 16 anni la famiglia si trasferì a Parigi dove il padre lavorò per la NATO. Fabio frequentò il liceo italiano di Parigi fino alla maturità e fu lì che incontrò la sua futura moglie e compagna di tutta una vita. Finito il liceo, si iscrisse alla Sorbonne dove per due anni seguì il corso di fisica. Aveva una mente eclettica ed un approccio umanistico al sapere che portò avanti durante tutto l’arco della sua vita. A Parigi fu influenzato dagli esistenzialisti, dal suo migliore amico, un futuro fisico nucleare, e partecipò in prima persona ai moti studenteschi dell’epoca. Per pagarsi le spese fece il doppiatore al cinema ed il commentatore radiofonico. Purtroppo, non fu abbastanza e dovette tornare a Roma per motivi economici. A Roma si iscrisse alla facoltà di Scienze Politiche della Sapienza dove continuò il suo coinvolgimento nella politica studentesca di allora (i moti del ‘68). La politica era per lui conditio sine qua non dell'esistenza. Tutto era politica e mai rinnegò le sue ideee né il suo passato. Si laureò con lode nel 1969 con una tesi sul giornalismo durante il periodo fascista. Subito dopo ottenne l’abilitazione ad insegnare storia e filosofia al liceo e sarebbe stata la sua carriera se non avesse inviato il suo cv alla ESSO. Alla ESSO divenne capo ufficio stampa e riuscì anche a fondare la cellula del P.C.I ed una sezione delle C.G.I.L all’interno della più grande e rinomata multinazionale dell’epoca. Crebbe professionalmente sotto l’ala di Lorenzo Cantini, che forgiò all’interno della ESSO una vera e propria scuola della "comunicazione d’impresa", volta a definirne essenza e natura.

Negli anni ’80 passò dal settore petrolifero a quello della difesa senza mai allontanarsi dal campo delle relazioni esterne. Lavorò per l’Aeritalia che divenne Alenia, fino ad approdare alla Finmeccanica. La sua carriera si sviluppò principalmente in Italia, tranne per due parentesi internazionali: la prima a Bruxelles in qualità di vicedirettore dell’AECMA, l’Associazione Europea delle Industrie Aerospaziali e la seconda a Washington (USA) in qualità di amministratore delegato di Finmeccanica USA. Nel corso della sua carriera non abbandonò mai la sua più grande passione: l’insegnamento. Negli anni collaborò con istituti privati ed università, tra cui il Centrostudi Comunicazione Cogno Associati dove insegnò comunicazione e pubblicò il saggio “Strategie di messaggio” assieme ad un altro insegnante del centro, suo grande amico ed ex collega della ESSO, Federico Spantigati. In pensione, riuscì a pubblicare il suo romanzo giovanile: “L’anno della scimmia: storia di terroristi immaginari”.